DICE IL SAGGIO

08 01Con questo pezzo si inaugura la rubrica "dice il saggio".

A volte merita leggere la storia non attraverso i libri ma "riprendendo in mano" la storia stessa. Leggere lo stralcio di un discorso di un personaggio storico o di un testo originale fa comprendere come, nella realtà dei fatti, le cose non siano poi cambiate così tanto come molti ci fanno credere. La sensazione di fronte ad alcuni testi è quella di un "dejà vu".
Di seguito proponiamo uno stralcio di un testo inglese del 1628: la petizione del diritto.
"Alla eccellentissima Maestà del Re.
I Lords spirituali e temporali e i Comuni, riuniti in Parlamento, fanno osservare molto umilmente al nostro Sovrano Signore il Re che è dichiarato e fissato da uno statuto fatto sotto il regno di Edoardo I, conosciuto sotto il nome de tallagio non concedendo, che il Re o i suoi eredi non impongano né levino imposte o aiuti in questo regno, senza il buon volere ed assenso degli arcivescovi, vescovi, conti, baroni, cavalieri, borghesi ed altri uomini liberi comuni di questo regno; che, dall'autorità del Parlamento, convocato nel 25° anno del regno del Re Edoardo III, è dichiarato e stabilito che nessuno potrà essere, in avvenire, costretto a prestare del denaro al Re contro la sua volontà, perché ciò sarebbe contrario alla ragione e alle libertà del paese; che altre leggi del regno proibiscono di gravare con carichi o altre tasse conosciute sotto il nome di «benevolence» o altre imposizioni analoghe; che, per i detti statuti od altre buone leggi di questo regno, i vostri sudditi hanno ereditato questa sicurezza di non potere essere costretti a contribuire a nessuna tassa, imposta, contributo od altro onere simile, senza il comune consenso, dato dal Parlamento".

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